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News a cura di Angela Randazzo

  • 25 Novembre 2022

    "Stagflazione, guerra, pandemia: il Codice della Crisi alla prova dei fatti": in occasione del convegno albese, il punto sulla situazione in Provincia di Cuneo e in Piemonte

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    Luciano Panzani, Presidente del Comitato scientifico, ha intervistato Mauro Gola, a capo di Camera di Commercio e Confindustria Cuneo

    ALBA. Sabato 26 novembre, ad Alba, si terrà il convegno Stagflazione, guerra e pandemia, il codice della crisi alla prova dei fatti. Stringente per attualità e focalizzazione del tema, il convegno è il XXIX promosso dall’Associazione Albese Studi di Diritto Commerciale e annovera un panel di relatori di rilievo internazionale. Il Comitato scientifico, presieduto dal dottor Luciano Panzani, ha inteso affrontare l’argomento sotto il profilo giuridico e legislativo, economico, bancario, fiscale e giuslavoristico, come evidenzia bene il programma dell’evento formativo, che garantirà l’erogazione di crediti formativi, sia a chi seguirà i lavori in presenza, sia a chi assisterà da remoto.
    Durante il convegno non mancheranno i riferimenti alla situazione europea, grazie agli interventi della Dottoressa Salla Saastaimonen, Director for Civil and Commercial Justice; Directorate-General for Justice and Consumers of the EC e del Professor Bob Wessels, a capo del Ceril, Conferenza sul diritto europeo delle ristrutturazioni e dell’insolvenza.
    A illustrare la situazione italiana saranno chiamati professori universitari, economisti, rappresentanti del mondo bancario e delle istituzioni economiche italiane. Per inquadrare la situazione, invece, da un punto di vista regionale, il Dottor Luciano Panzani, Presidente del Comitato scientifico, ha rivolto alcune domande a Mauro Gola, Presidente di Camera di Commercio di Cuneo e di Confindustria Cuneo.

    1.      Come morde la crisi nella Provincia di Cuneo e in Piemonte?
    Occorre doverosamente premettere che viviamo una fase caratterizzata da una profonda incertezza e da una situazione assolutamente volatile e mutevole in cui diventa abbastanza difficile sia fare previsioni che effettuare delle analisi. Al momento i dati economici fotografano un rallentamento del percorso espansivo iniziato nel 2021 ma, malgrado i tanti fattori esogeni negativi che tutti conosciamo, gli ultimi dati congiunturali a nostra disposizione (3° trimestre 2022) relativi alla provincia di Cuneo riferiti al settore industriale sono ancora positivi e raccontano di un +1,9% della produzione industriale, + 6,3% del fatturato totale e anche il fatturato estero fa segnare una crescita del 6,6%. Gli ordinativi esteri, pur in presenza di un aumento di fatturato, sono però tendenzialmente allineati a quello dello scorso anno. In linea tendenziale è prevista una frenata sul fronte dei consumi interni e una possibile riduzione degli ordinativi esteri determinata da un calo della competitività delle nostre imprese rispetto a quelle collocate in Paesi, come gli Stati Uniti, che hanno sofferto meno dal punto di vista dell’aumento dei costi energetici. Anche il Piemonte sta reggendo abbastanza bene. Il tasso di disoccupazione è addirittura calato e gli ordinativi esteri sono in aumento trainati soprattutto dal boom delle esportazioni legate al comparto dell’aerospazio.
    Non bisogna però abbassare la guardia perché sono presenti molte ombre legate all’inflazione, all’aumento dell’energia e alla situazione geopolitica internazionale. Un punto di criticità è rappresentato dagli investimenti. In questi momenti, caratterizzati da crisi e incertezza, si riducono gi investimenti e anche l’aumento dei tassi incide su questo aspetto. Tutto ciò potrebbe sicuramente impattare nel futuro prossimo perché l’innovazione è uno dei fattori decisivi di sviluppo e lo è ancora di più in questi anni caratterizzati da cambiamenti rapidi e improvvisi.
     
    2)  Quali sono i settori più colpiti? Quali i punti di forza delle aziende cuneesi?
    Al momento il settore industriale ha dato segni di resilienza, il comparto turistico ha vissuto una buona annata, il settore delle costruzioni ha retto grazie al perpetuarsi dei bonus. Il settore agricolo ha vissuto un’annata difficile perché alle difficoltà attraversate da tutti gli altri settori si è aggiunta la siccità. Hanno retto meglio le imprese che si occupano di tutte le fasi lavorative: dalla coltivazione, alla trasformazione, alla vendita perché nel campo agricolo, per quanto riguarda la catena del valore, il prezzo più alto della crisi lo hanno pagato il produttore e il consumatore finale. C’è un certo timore soprattutto per il settore del commercio che accanto alla concorrenza di formidabili operatori on line quali Amazon risente del calo dei consumi delle famiglie, soprattutto di quelle meno abbienti, sulle quali l’incidenza dei costi energetici è stata decisamente più alta.
    Abbiamo vissuto molte crisi nel corso degli ultimi anni e in tutte queste situazioni di difficoltà  il sistema imprenditoriale cuneese ha dimostrato una grande capacità di resilienza. Tutto ciò grazie ad indicatori complessivi di partenza generalmente positivi, alla diversificazione economica e produttiva che consente di rispondere meglio alle crisi e al capitale umano, autentico punto di forza del nostro territorio. La presenza nella nostra provincia di molte imprese familiari, generalmente vista come un segnale di debolezza, nei momenti di crisi rappresenta un ulteriore punto di forza, un elemento che consente di essere coesi e di fare fronte con più efficacia alle avversità. 
     
    3) Cosa ci si aspetta dal Codice della crisi e dall’istituto della composizione negoziata?
    L'obiettivo principale della riforma è quello di consentire alle imprese in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi in una fase precoce, per evitare l'insolvenza e proseguire l'attività. Il nuovo Codice della crisi pone un forte accento sull'importanza della prevenzione al fine di intercettare tempestivamente la crisi d'impresa: in tale contesto, dunque, tutte le imprese dovranno dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, anche al fine di rilevare tempestivamente la crisi. L’istituto è volto a consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e a salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa.
    Uno degli scopi della riforma è infatti quello di evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi di un’impresa possa poi portare ad uno stato di crisi irreversibile.
    L’istituto della “composizione negoziata della crisi”, è un nuovo strumento di ausilio alle imprese in difficoltà finalizzato al loro risanamento. Si tratta di un percorso di composizione esclusivamente volontario al quale si accede tramite una piattaforma telematica. All’imprenditore si affianca un esperto, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, al quale è affidato il compito di agevolare le trattative con i creditori necessarie per il risanamento dell’impresa. 
     
    4) Sono questi strumenti adeguati alle esigenze che avete rilevato o servirebbero dei correttivi? Se sì, quali?
    Le intenzioni erano assolutamente valide e condivisibili ma, purtroppo, il Codice della crisi e dell’insolvenza, così valido sulla carta,  non si è rivelato tale in sede di applicazione pratica e sta faticando a decollare. Per tutta una serie di ragioni il Codice è entrato in vigore con un ritardo di oltre due anni, alcune norme prima ed altre dopo. La composizione negoziata, in particolare, è stata introdotta come istituto temporaneo fino alla costituzione degli OCRI, che prevedono invece una procedura obbligatoria per l’imprenditore che venga segnalato da alcuni creditori qualificati (Agenzia Entrate, INPS) e che, secondo l’opinione più diffusa, non verranno più attivati.
    Di per sé la procedura di composizione negoziata avrebbe tutte le caratteristiche per funzionare ed oltretutto consente la richiesta da parte dell’imprenditore delle misure protettive del patrimonio. 
    La maggiore difficoltà incontrata dagli imprenditori nella presentazione della domanda è la lunga serie di documentazione contabile e fiscale da allegare necessariamente sulla piattaforma, il cui reperimento non è sempre facile o immediato.
    Forse in questo si potrebbe attuare qualche misura correttiva, permettendo l’allegazione di alcuni dei documenti necessari su richiesta nell’esperto anche nel corso della procedura.
    Oltretutto sulla piattaforma è presente una sezione per l’autovalutazione dello stato di salute della propria impresa, che dai dati diffusi a livello nazionale appare poco utilizzata (solo un terzo delle imprese che hanno presentato domanda hanno fatto il test). Anche una maggiore informazione su questo utilissimo strumento potrebbe aiutare gli operatori economici del territorio.
    Un ultimo aspetto su cui vorrei focalizzare l’attenzione riguarda l’importanza della sinergia tra le Camere di commercio e gli Ordini professionali, un rapporto di collaborazione già collaudato con successo in altri ambiti come la mediazione e l’arbitrato.
    Anche nella prevenzione della crisi la prima figura cui si rivolge l’imprenditore è il commercialista o l’avvocato o il consulente: in molti casi attivare senza indugio la procedura più adatta può salvare l’impresa e il ruolo dei professionisti in questo senso è davvero fondamentale.
     
    5) La situazione sul fronte occupazionale come si presenta in Provincia di Cuneo? 
    Per quanto concerne l’occupazione è importante sottolineare che questo indicatore economico è dipendente dagli altri (ordinativi, fatturato, produzione, ecc.) e, quindi, è sempre l’ultimo a muoversi e variare.  Al momento non sono segnalate emergenze sotto questo profilo e non ci sono grossi scostamenti rispetto al recente passato che evidenziava, a fine 2021, un tasso di disoccupazione del 4,6%. La nostra provincia ha un tasso di occupazione estremamente elevato, del 69,6%, il quarto assoluto a livello nazionale.  
    Il dato che in prospettiva preoccupa di più è quello dei neet, ovvero dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono una formazione professionale. È una magra consolazione per la nostra provincia avere questo dato al 15%, rispetto al 19,2% del Piemonte e al 23,1% del Paese. Sono numeri ancora troppo alti su cui bisogna lavorare perché rappresentano quasi un segnale di resa incondizionata da parte dei giovani e sono l’indicatore di riferimento sulla condizione delle nuove generazioni e sullo spreco della risorsa giovani in un dato Paese o territorio.
     
    I lavori del convegno si potranno seguire gratuitamente, previa iscrizione sul sito https://www.associazionealbesestudidirittocommerciale.it/, assistendo in presenza, all'interno del teatro sociale Giorgio Busca (piazza Vittorio Veneto 3, Alba CN), oppure da remoto, come webinar in diretta streaming, attraverso il link che si riceverà all’atto dell’iscrizione.

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