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Angelo Galizzi, Dottore Commercialista in Bergamo

Necessità di armonizzazione tra normative in materia crisi d’impresa e di vigilanza bancaria

31 Luglio 2022

Anche dopo l’entrata in vigore del CCII,  il vero tema che si pone è quello relativo alle oggettive difficoltà che imprese meritevoli, in temporanea difficoltà (finanziaria) – prevalentemente PMI – incontrano nell’accedere al credito bancario, attese le cogenti restrizioni, alle quali le banche devono continuare ad attenersi, imposte dalla complessa normativa di vigilanza bancaria  (IFRS9) e che, nella sostanza, impediscono al sistema bancario di essere risolutivo in fasi di crisi reversibili attraverso erogazione di nuova finanza cd. “protetta”.

MI riferisco ai pesanti accantonamenti a C/E che la banca si trova costretta ad imputare nel momento in cui non è stata introdotta/recepita dal legislatore italiano una (tanto auspicata) norma che preveda, in ben disciplinati casi, la disapplicazione delle norme regolamentari Bankitalia e BCE.

Si poteva pensare di inserire una locuzione, tipo “ai finanziamenti autorizzati non si applicano le disposizioni di Vigilanza previsti per la concessione di credito a rischio di inadempimento sino al verificarsi di sintomi di deterioramento”.

Invero, se ci soffermiamo sui commi 5 degli artt. 16 e 18 CCI, notiamo, sul fronte banche, disposizioni tortuose da interpretare.

Art. 16, comma 5 "le banche e gli intermediari finanziari, i loro mandatari e i cessionari dei loro crediti sono tenuti a partecipare alle trattative in modo attivo e informato. L’accesso alla composizione negoziata della crisi non costituisce di per sé causa di sospensione e di revoca degli affidamenti bancari concessi all’imprenditore. In ogni caso la sospensione o la revoca degli affidamenti possono essere disposte se richiesto dalla disciplina di vigilanza prudenziale, con comunicazione che dà conto delle ragioni della decisione assunta".
Art. 18, comma 5: "i creditori nei cui confronti operano le misure protettive non possono, unilateralmente, rifiutare l’adempimento dei contratti pendenti o provocarne la risoluzione, né possono anticiparne la scadenza o modificarli in danno dell’imprenditore per il solo fatto del mancato pagamento di crediti anteriori rispetto alla pubblicazione dell’istanza di cui al comma 1. I medesimi creditori possono sospendere l’adempimento dei contratti pendenti dalla pubblicazione dell’istanza di cui al comma 1 fino alla conferma delle misure richieste".

Parrebbe quindi che le banche possano sospendere/revocare i fidi in caso di accesso alla CN se tale condotta è imposta dalla disciplina di vigilanza (cioè quando?), non invece se oggetto di misure protettive.

Quindi di default quando si entra in CN si devono chiedere la MP vs le banche? E ancora: come si può immaginare, per il solo fatto che siano state concesse MP, che la banca sia “costretta” a continuare ad erogare (linee autoliquidanti, in particolare)?

Quindi, allo stato, il sistema bancario sembra essere autorizzato a comportarsi discrezionalmente con riferimento al mantenimento/revoca/sospensione delle linee di credito, nel rispetto e in applicazione, appunto, della stringente normativa di vigilanza bancaria, ad oggi inderogabile.

E se MCC non presta più garanzia, ci si è chiesti perché? La risposta è sempre la stessa, perché il Regolatore non vuole assumere rischi al buio o anche “al chiaro” a seguito di situazioni di “confessata” crisi che imporrebbe alla banca accantonamenti a C/E pesanti  (data la classificazione a “stage 2” o “stage 3” dell’impresa che denuncia la propria crisi) per il suo bilancio (pensiamo soprattutto alle BCC che sostengono molte PMI di territorio e che hanno bilanci che non possono reggere certi accantonamenti per erogazioni a rischio NPL, UTP…..).

Torno quindi a sottolineare il concetto che, solo con la richiamata armonizzazione – CCI/normativa di vigilanza bancaria, con idonee deroghe alla stessa – si potrà agevolmente accedere a nuova finanza /mantenimento linee di credito, in particolare l’autoliquidante, per consentire percorsi virtuosi di risanamento, quando ne esistono i presupposti.

Esempi di abrogazioni/disapplicazioni temporanee in ambito societario-concorsuale ne abbiamo già viste, pensiamo al 186 sexies. E anche il nuovo richiamo, seppur non così circostanziato, alla normativa di vigilanza - atteso il recepimento della Direttiva Insolvency, di cui il nuovo CCI è primaria e puntuale espressione - consente di ritenere auspicabilmente possibile una integrazione di quest’ultimo al fine di poter derogare, in tema di richiesta di erogazione di nuova finanza, alla disciplina vigente.