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Trib. Venezia, 22 settembre 2021, Pres. Bruni, Est. Gasparini

CONCORDATO PREVENTIVO – Mancato raggiungimento maggioranza – Voto contrario determinante dell’Agenzia delle Entrate – Cram down – Omologabilità – Sussistenza.

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Vi è sostanziale continuità tra il testo dell’art. 180, comma 4 L. fall. prima e dopo le modifiche introdotte dal D.L. n. 118/2021 ed infatti la “mancanza di voto” da parte degli enti pubblici alla proposta di concordato risulta comprensiva sia dell’ipotesi di silenzio da parte dell’amministrazione finanziaria sia dell’ipotesi di espresso voto contrario, costituendo questa l’unica circostanza nella quale il Tribunale è chiamato ad una valutazione di convenienza della proposta per i creditori, tendenzialmente riservata al voto di questi ultimi.
In particolare, l’interpretazione estensiva appare concorde rispetto alla volontà del legislatore di favorire l’omologazione sia dei concordati preventivi sia degli accordi di ristrutturazione dei debiti nonostante l’inerzia o il voto contrario dell’Erario, anche conformemente a quanto previsto dall’art. 48 CCII. Questa lettura, inoltre, risulta confermata dai principi della direttiva eurounitaria Insolvency 1023/2019 nonché dalla ratio dell’art. 12 quater L. n. 3/2012 che prevede esplicitamente la conversione del voto negativo del creditore pubblico in voto positivo quando la proposta è maggiormente favorevole rispetto allo scenario liquidatorio e la relativa (mancata) adesione risulta determinante ai fini dell’approvazione della proposta.
Riproduzione riservata

art. 180, comma 4, L. fall.
art. 20, comma 1, lett. a), D.L. n. 118/2021
art. 48 CCII
Direttiva Insolvency n. 1023/2019
art. 12 quater L. n. 3/2012