Trib. Parma, 26 agosto 2021, Est. Vernizzi

SOVRAINDEBITAMENTO – Accordo di composizione della crisi – Istituzione di fondo patrimoniale – Comunicazione ai creditori – Atto di frode – Insussistenza.

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Stante la condivisione della natura concorsuale e concordataria dell'accordo di composizione della crisi, è netta nella disciplina normativa la similitudine del medesimo con l'istituto del concordato preventivo per cui all’espressioni “atti di frode” e “atti diretti a frodare le ragioni dei creditori” di cui, rispettivamente, all’art. 10, commi 3, e 7, comma 2, lett. d-quater), non può darsi un significato diverso da quello che la giurisprudenza ha attribuita all’analoga espressione contenuta nell’art. 173 L. fall.; ne consegue  come il concetto di frode, nell’accordo di composizione della crisi, evochi una condotta positiva, caratterizzata da inganno o altro artificio, retta da un particolare stato soggettivo, che è quello della dolosa preordinazione dell’atto al prevalente, se non unico, scopo della lesione degli interessi dei creditori. L’atto in frode, in altri termini, non si identifica con il mero atto pregiudizievole, ma richiede il suddetto quid pluris del carattere “fraudolento”, come innanzi decifrato, della disposizione patrimoniale.
Ciò posto, non costituisce atto di frode ai creditori la costituzione di un fondo patrimoniale (poi oggetto di revocatoria) avvenuta anni prima dell’accesso all’accordo che sia stata correttamente evidenziata del debitore nel ricorso introduttivo così da consentire una completa informazione del ceto creditorio ed una corretta valutazione della proposta di accordo.
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art. 10, comma 3, L. n. 3/2012
art. 7, comma 2, lett. d-quater), L. n. 3/2012
art. 173 L. fall.